Sogni sulla navetta spaziale
Sulla navetta che da Segrate mi riportava al centro di Milano mi sono addormentato. Ho sognato un sogno sulla voce pastosa e laminata di catrame di Leonard Cohen – Dance Me to the End of Love. Non me lo ricordo, l’ho scordato subito, ma era sereno, non so se lei ci fosse, ma non c’era il suo rifiuto.
Mi sono svegliato vicino San Babila, per il trambusto di chi si preparava a scendere, pronto a correre verso la metropolitana. È stato il rumore, ne sono sicuro, ma mi piace pensare che il mio corpo ha preso questo nuovo ritmo. Al mattino si sveglia alle sette anche se ha dormito solo poche ore, e la sera sa di avere solo mezz’ora di sonno sul bus. L’ha registrato e sa di doversi risvegliare, anche se lo riempie un sogno felice. Il corpo sa tutto è il titolo di un libro che non ho letto: sa quando dormire, quando svegliarsi, quando baciare, quando fare l’amore. Quanto lei mi manchi.







